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Locale storico/ Riapre il Caffè dei Costanti di Arezzo, reso famoso da "La vita è bella"... e dagli ortaggi di Marinetti
Mercoledí 05.12.2007 17:15

Riapre il 6 dicembre il Caffè dei Costanti di Arezzo, storico locale reso celebre dalle scene del film “La vita è bella” di Roberto Benigni, ultima pellicola italiana ad aver avuto il riconoscimento dell’Oscar per il cinema.
I Costanti, centro di incontro fin dal 1805, hanno avuto nel tempo valenza sociale e di crescita culturale non solo per la cittadinanza aretina, ma soprattutto per quel flusso di poeti, artisti e scrittori che in più di due secoli sono “approdati” nella provincia toscana.

Un'immagine storica del Caffè dei Costanti
Il Caffè dei Costanti aprì le porte al pubblico nel 1819 (seppur esistente dal 1805), sotto la gestione di Gregorio e Ferdinando Mori. Come molti caffè letterari italiani e più in generale europei, per due secoli fu l’approdo di personaggi e forestieri che qui sorseggiavano una bevanda prima di entrare nell’antistante Albergo Reale alle Armi d’Inghilterra o di salire sulla propria carrozza.
Grazie a questo particolare tipo di “clientela”, il caffè può vantare una ricca serie di aneddoti. Nel 1913 vi fu la pubblica lettura del poeta futurista Filippo Tommaso Marinetti che si concluse con il lancio di ortaggi, e fu sempre qui che il cortonese Pietro Pancrazi definì Arezzo “la città delle statue” per il gran numero di simulacri marmorei e di coccio che ne costellano i punti strategici.
Ma il momento più importante è stato senza dubbio la “scoperta” degli affreschi di Piero della Francesca che portò in città la più viva intelligenza europea e americana. Edward Morgan Forster, l’autore di "Camera con vista", annota di aver ricevuto una tale folgorazione dalla Leggenda della Vera Croce, da esser dovuto ricorrere ad un cordiale nel Caffè dei Costanti.

Negli anni Sessanta del XX secolo, invece, era facile imbattersi nell’elegante e severa figura di Arturo Benedetti Michelangeli che vi sostava dopo le lezioni di perfezionamento pianistico. Nello stesso periodo Guido Piovene annotava, standosene seduto al caffè, come S. Francesco fosse l’unica chiesa in Italia al cui muro d’ingresso i contadini continuavano ad appoggiare la bicicletta come fosse un fienile.

Il recupero si inserisce in un quadro di interventi culturali sostenuti da Banca dell'Etruria, come la mostra Piero della Francesca e le corti italiane, chiusa qualche mese fa.


5/12/2007

tratto da www.libero.it